Il 12 Agosto saranno trascorsi 70 anni dalla strage di Sant'Anna di Stazzema. Io sono nato molti anni dopo, nel 1960, quando già la guerra cominciava ad essere un brutto ricordo. Ho saputo di Sant'Anna dai racconti dei miei, quando altrove in Italia non se ne parlava ancora. Le persone del mio paese raccontavano del fumo nero che saliva da dietro le colline che dalla cima si vede il mare, delle voci che si inseguivano nei ricci (si chiamavano così le stradine pavimentate di sassi difformi che si insinuavano tra le case). "Hanno bruciato Sant'Anna!", "Hanno bruciato Sant'Anna!". Quello che era successo non si poteva immaginare. Chi raccontava abbassava lo sguardo e scuoteva il capo: "Povera gente". Non c'era bisogno di andare oltre. Nessuna curiosità, nessun odio. Solo una profonda tristezza ed una preghiera senza parole. "Adesso sono nel vento" canterebbe Guccini. Io aggiungo che sono nella terra, nelle pietre, nelle foglie, nei tronchi e nell'odore del bosco che circonda Sant'Anna. I luoghi ricordano, i luoghi parlano. Da ragazzo c'erano due posti in alto sopra il mio paese, sul crinale da dove si potevano dominare due valli di solitaria e spoglia bellezza, con un profumo di erbe odorose che s'addensava nell'aria sotto il sole d'estate e il coro delle cicale indifferente al rumore dei miei passi. Ci andavo da solo, per avere paura. Non la paura che allontana, ma quella che ti invita a non avere paura, a lasciare che quella specie di elettricità che avverti intorno ti rassicuri e ti parli. E nel mio cuore, questo sentivo: "Questo trattenere il respiro, questa tensione sulla pelle, questa presenza che avverti alle spalle; siamo noi, tutti quelli che prima di te sono passati per questo sentiero, diretti alle cave di marmo - ed ancora era notte - e non sai quante volte e quanto era lunga la strada. Abbiamo lasciato in questo posto un pò delle nostre speranze, del nostro dolore, delle nostre risate e delle nostre bestemmie ed è questo che senti vibrare qui, sono frammenti delle nostre vite." Amavo ed amo quei posti fino all'ultimo sasso ed è ovvio che quello che ho appena scritto erano fantasie da innamorato. Mi piace però pensare che davvero i luoghi conservino memoria delle vite di chi li ha vissuti e che così sia anche per Sant'Anna. Riposino in pace.
domenica 10 agosto 2014
martedì 5 agosto 2014
La saga di Myst
Si sarà capito che non ho più i riflessi per cimentarmi con i videogiochi che richiedono velocità e abilità da pianista per combattere contro nemici sempre più numerosi, forti e assatanati. Le mie ultime esperienze con i videogame in effetti sono state - un pò di anni fa - con i giochi di avventura per PC classificati come "point & click".
In questi giochi tipicamente, con l'aiuto del mouse, si esplorano ambienti virtuali alla ricerca di elementi (oggetti, informazioni) che sono di solito indizi - o mezzi per raccogliere gli indizi - necessari per arrivare con successo al termine dell'avventura. Ho giocato diversi di questi giochi, trovandoli spesso piacevoli, talvolta intriganti. Ma nessuno mi è "rimasto dentro" come Myst.
Ho conosciuto Myst quando per caso (non mi ricordo nemmeno come) mi sono trovato a giocare il quarto episodio della saga (Myst IV - Revelation). So che non è considerato tra i migliori della sua categoria e che - confrontato con i più evoluti giochi odierni - i suoi meccanismi grafici farebbero probabilmente una magra figura. Ma non è questo che ricordo. Ricordo invece le atmosfere cupe del mondo freddo e crepuscolare di Pinnacolo, la prigione lussureggiante di vita che è Rifugio, gli scenari surreali degli altri mondi, l'angoscia di un padre costretto ad imprigionare i propri figli, il loro desiderio di vendetta. La voglia di risalire alle origini della saga mi ha portato a giocare poi i precedenti tre episodi: Myst (il primo), Riven ed Exile; ognuno con le sue specificità (anche tecniche) ma tutti legati dalla bellissima idea che è alla base del ciclo: a parte il giocatore (che si comporta come un investigatore al servizio - forse - del bene), i protagonisti appartengono al popolo D'ni, una stirpe mitica i cui membri hanno la capacità di generare mondi scrivendo libri. I libri stessi diventano porte sui mondi che descrivono, cui si accede toccando le pagine dei libri.
A pensarci, è questa la magia della saga di Myst, il caleidoscopio di mondi che contiene, densi di atmosfere magiche e inquietanti.
In questi giochi tipicamente, con l'aiuto del mouse, si esplorano ambienti virtuali alla ricerca di elementi (oggetti, informazioni) che sono di solito indizi - o mezzi per raccogliere gli indizi - necessari per arrivare con successo al termine dell'avventura. Ho giocato diversi di questi giochi, trovandoli spesso piacevoli, talvolta intriganti. Ma nessuno mi è "rimasto dentro" come Myst.
Ho conosciuto Myst quando per caso (non mi ricordo nemmeno come) mi sono trovato a giocare il quarto episodio della saga (Myst IV - Revelation). So che non è considerato tra i migliori della sua categoria e che - confrontato con i più evoluti giochi odierni - i suoi meccanismi grafici farebbero probabilmente una magra figura. Ma non è questo che ricordo. Ricordo invece le atmosfere cupe del mondo freddo e crepuscolare di Pinnacolo, la prigione lussureggiante di vita che è Rifugio, gli scenari surreali degli altri mondi, l'angoscia di un padre costretto ad imprigionare i propri figli, il loro desiderio di vendetta. La voglia di risalire alle origini della saga mi ha portato a giocare poi i precedenti tre episodi: Myst (il primo), Riven ed Exile; ognuno con le sue specificità (anche tecniche) ma tutti legati dalla bellissima idea che è alla base del ciclo: a parte il giocatore (che si comporta come un investigatore al servizio - forse - del bene), i protagonisti appartengono al popolo D'ni, una stirpe mitica i cui membri hanno la capacità di generare mondi scrivendo libri. I libri stessi diventano porte sui mondi che descrivono, cui si accede toccando le pagine dei libri.
A pensarci, è questa la magia della saga di Myst, il caleidoscopio di mondi che contiene, densi di atmosfere magiche e inquietanti.
Tay, uno dei mondi di Riven, il secondo episodio di Myst
La caccia agli NDB
Gli NDB (Non-Directional Beacon) sono trasmettitori pensati per essere di ausilio alla navigazione aerea. Si trovano generalmente in prossimità degli aeroporti, spesso nelle stesse aree dove sono installate le antenne di altri sistemi, come VOR (VHF Omnidirectional Range), marker, ecc..
Concettualmente possono essere accostati ai tradizionali fari utilizzati nella navigazione marittima (per questo talvolta vengono anche genericamente chiamati "radiofari").
Pur essendo in fase di progressiva dismissione, sostituiti da sistemi più moderni, moltissimi sono ancora operativi. Fari invisibili nella notte, nell'epoca degli smartphone ci parlano di una navigazione aerea d'altri tempi.
Operano per lo più nella parte delle LF al di sopra di 200 kHz, ma un numero rilevante di trasmettitori è attivo anche all'interno della banda delle onde medie (Medium Waves o MW).
Colgo l'occasione per ricordare che con LF (Low Frequencies) si intende, nella definizione ITU (International Telecommunication Union), la banda di frequenze che va da 30 kHz a 300 kHz mentre con MF (Medium Frequencies) si intende la banda che va da 300 kHz a 3 MHz. Con LW (Long Waves) si intende la parte delle LF in cui operano le stazioni broadcast a onde lunghe (153-279 kHz, con canalizzazione di 9 kHz). Si tratta principalmente di stazioni europee, nord-africane e dei paesi ex-sovietici. Con MW (Medium Waves) si intende invece la parte delle MF in cui operano le stazioni broadcast a onde medie (circa 531-1611 kHz in Europa, con canalizzazione di 9 kHz).
Gli NDB trasmettono continuamente, con diffusione omni-direzionale, un identificatore in codice Morse, ogni giorno per 24 ore al giorno (salvo i periodi di manutenzione). L'identificatore (abbreviato ID) è solitamente formato da un numero di lettere compreso tra uno e tre. L'intervallo tra due trasmissioni consecutive dell'ID può variare da pochissimi secondi a più di dieci secondi e durante tale intervallo alcuni NDB trasmettono un tono continuo, altri invece rimangono silenziosi.
The NDB List Information Page
Un'altra importante risorsa per gli appassionati della caccia agli NDB è questo database, nel quale vengono registrati gli NDB ricevuti dagli ascoltatori registrati sul sito:
The REU signals database
Per registrarsi è sufficiente inviare un primo log di NDB ricevuti, insieme con informazioni sulla propria stazione come nome e cognome, posizione geografica (QTH) e relativo grid locator, eventuale callsign come radioamatore o SWL, qualche dettaglio sugli apparati, antenne, software ed accessori utilizzati.
I log possono essere inviati anche tramite la mailing list del gruppo NDB List.
Segnalo infine un utile e ben fatto programma di logging (con incluso database mondiale degli NDB) che è WWSU di Alex Wiecek VE3GOP, scaricabile dal suo sito web:
Alex's Longwave Page
WWSU consente di mantenere un proprio log su disco degli NDB ricevuti, di generare e stampare vari tipi di report e facilita l'importazione e l'esportazione dei dati verso altri database e programmi simili, ad esempio NDB Weblog di Martin Francis:
Martin Francis - DX Radio Pages
Il motivo per cui tra gli appassionati si parla spesso di caccia agli NDB risiede nella loro stessa natura. Il fatto di trasmettere continuamente un breve identificatore in codice Morse permette all'ascoltatore di concentrarsi lungamente su un segnale debole, evanescente e disturbato, cercando piano piano, con pazienza e pervicacia, di identificarne la fonte, sperando che si tratti di un trasmettitore lontano o comunque mai ricevuto in precedenza. Il fatto che gli NDB trasmettano in una banda di frequenze come le LF, fortemente soggetta a rumore (sia di origine atmosferica che umana) e ad interferenze dai potenti trasmettitori delle stazioni broadcast, rende la caccia ancora più difficoltosa. Il fatto infine che i segnali di diversi NDB possano talvolta sovrapporsi tra loro, pur ricorrendo ai filtraggi più stretti, complica ulteriormente la sfida. Un pò come quando Sherlock Holmes riesce a ricavare l'identità del colpevole da indizi che ad altri erano sembrate coincidenze, dettagli trascurabili. O come il giocatore di scacchi che cerca di intuire il gioco dell'avversario per imprigionarlo nella propria rete ed annientarlo (nè la mente Sherlock Holmes nè quella del giocatore di scacchi hanno alcunchè di pacifico, secondo me; sempre di caccia si tratta).
Tornando agli NDB, in base alla mia esperienza lo strumento migliore per cercare di identificarne i segnali è un buon sistema SDR (Software Defined Radio) di livello amatoriale, che consentirà di visualizzare sullo schermo del proprio PC, sotto forma di diagramma waterfall, un'ampia porzione di spettro e di individuarvi - con un pò di pratica - le tracce potenzialmente interessanti. Un sistema SDR consente inoltre filtraggi così stretti che difficilmente sarebbero alla portata di un ricevitore tradizionale di costo accessibile. Inoltre permette di registrare sull'hard disk del PC ore e ore di ricezione di ampie porzioni della banda di frequenze che interessa, che potrà essere successivamente rianalizzata con comodo.
Nonostante questo, ho spesso trovato più intrigante dare la caccia agli NDB con mezzi anche più ridotti: una semplice radio portatile, un'antenna a loop da tavolo (in ferrite o in aria, accoppiata per via induttiva con l'antenna in ferrite interna della radio), cuffie comode, carta e penna per annotare gli ID in codice Morse e ogni altra informazione utile per la successiva ricerca nel database REU (vedi il link sopra). E poi concentrazione, pazienza, determinazione (in una parola potrei dire passione) nel cercare di separare gli ID uno dall'altro e dal rumore. A proposito, esistono dei programmi software per facilitare questa parte del lavoro ma non li ho mai usati. Istintivamente non mi piacciono (lo trovo "sleale", come andare a caccia con un fucile di precisione) e poi non sono sicuro che in tutte le situazioni possano essere efficaci come la nostra cara vecchia mente. Proprio nelle difficoltà per me risiede la bellezza di questo particolare tipo di radioascolto, per il quale il periodo più favorevole - come se non bastasse - sono le lunghe notti invernali...
Concettualmente possono essere accostati ai tradizionali fari utilizzati nella navigazione marittima (per questo talvolta vengono anche genericamente chiamati "radiofari").
Pur essendo in fase di progressiva dismissione, sostituiti da sistemi più moderni, moltissimi sono ancora operativi. Fari invisibili nella notte, nell'epoca degli smartphone ci parlano di una navigazione aerea d'altri tempi.
Operano per lo più nella parte delle LF al di sopra di 200 kHz, ma un numero rilevante di trasmettitori è attivo anche all'interno della banda delle onde medie (Medium Waves o MW).
Colgo l'occasione per ricordare che con LF (Low Frequencies) si intende, nella definizione ITU (International Telecommunication Union), la banda di frequenze che va da 30 kHz a 300 kHz mentre con MF (Medium Frequencies) si intende la banda che va da 300 kHz a 3 MHz. Con LW (Long Waves) si intende la parte delle LF in cui operano le stazioni broadcast a onde lunghe (153-279 kHz, con canalizzazione di 9 kHz). Si tratta principalmente di stazioni europee, nord-africane e dei paesi ex-sovietici. Con MW (Medium Waves) si intende invece la parte delle MF in cui operano le stazioni broadcast a onde medie (circa 531-1611 kHz in Europa, con canalizzazione di 9 kHz).
Gli NDB trasmettono continuamente, con diffusione omni-direzionale, un identificatore in codice Morse, ogni giorno per 24 ore al giorno (salvo i periodi di manutenzione). L'identificatore (abbreviato ID) è solitamente formato da un numero di lettere compreso tra uno e tre. L'intervallo tra due trasmissioni consecutive dell'ID può variare da pochissimi secondi a più di dieci secondi e durante tale intervallo alcuni NDB trasmettono un tono continuo, altri invece rimangono silenziosi.
Con queste brevi note non ho intenzione di fornire un manuale per la ricerca e la ricezione dei segnali degli NDB. Per questo esistono sul web siti ben più autorevoli e ricchi di informazioni, tra i quali vorrei segnalare in particolare questo del gruppo NDB List (a cui anch'io sono iscritto):
The NDB List Information Page
Un'altra importante risorsa per gli appassionati della caccia agli NDB è questo database, nel quale vengono registrati gli NDB ricevuti dagli ascoltatori registrati sul sito:
The REU signals database
Per registrarsi è sufficiente inviare un primo log di NDB ricevuti, insieme con informazioni sulla propria stazione come nome e cognome, posizione geografica (QTH) e relativo grid locator, eventuale callsign come radioamatore o SWL, qualche dettaglio sugli apparati, antenne, software ed accessori utilizzati.
I log possono essere inviati anche tramite la mailing list del gruppo NDB List.
Segnalo infine un utile e ben fatto programma di logging (con incluso database mondiale degli NDB) che è WWSU di Alex Wiecek VE3GOP, scaricabile dal suo sito web:
Alex's Longwave Page
WWSU consente di mantenere un proprio log su disco degli NDB ricevuti, di generare e stampare vari tipi di report e facilita l'importazione e l'esportazione dei dati verso altri database e programmi simili, ad esempio NDB Weblog di Martin Francis:
Martin Francis - DX Radio Pages
Il motivo per cui tra gli appassionati si parla spesso di caccia agli NDB risiede nella loro stessa natura. Il fatto di trasmettere continuamente un breve identificatore in codice Morse permette all'ascoltatore di concentrarsi lungamente su un segnale debole, evanescente e disturbato, cercando piano piano, con pazienza e pervicacia, di identificarne la fonte, sperando che si tratti di un trasmettitore lontano o comunque mai ricevuto in precedenza. Il fatto che gli NDB trasmettano in una banda di frequenze come le LF, fortemente soggetta a rumore (sia di origine atmosferica che umana) e ad interferenze dai potenti trasmettitori delle stazioni broadcast, rende la caccia ancora più difficoltosa. Il fatto infine che i segnali di diversi NDB possano talvolta sovrapporsi tra loro, pur ricorrendo ai filtraggi più stretti, complica ulteriormente la sfida. Un pò come quando Sherlock Holmes riesce a ricavare l'identità del colpevole da indizi che ad altri erano sembrate coincidenze, dettagli trascurabili. O come il giocatore di scacchi che cerca di intuire il gioco dell'avversario per imprigionarlo nella propria rete ed annientarlo (nè la mente Sherlock Holmes nè quella del giocatore di scacchi hanno alcunchè di pacifico, secondo me; sempre di caccia si tratta).
Tornando agli NDB, in base alla mia esperienza lo strumento migliore per cercare di identificarne i segnali è un buon sistema SDR (Software Defined Radio) di livello amatoriale, che consentirà di visualizzare sullo schermo del proprio PC, sotto forma di diagramma waterfall, un'ampia porzione di spettro e di individuarvi - con un pò di pratica - le tracce potenzialmente interessanti. Un sistema SDR consente inoltre filtraggi così stretti che difficilmente sarebbero alla portata di un ricevitore tradizionale di costo accessibile. Inoltre permette di registrare sull'hard disk del PC ore e ore di ricezione di ampie porzioni della banda di frequenze che interessa, che potrà essere successivamente rianalizzata con comodo.
Nonostante questo, ho spesso trovato più intrigante dare la caccia agli NDB con mezzi anche più ridotti: una semplice radio portatile, un'antenna a loop da tavolo (in ferrite o in aria, accoppiata per via induttiva con l'antenna in ferrite interna della radio), cuffie comode, carta e penna per annotare gli ID in codice Morse e ogni altra informazione utile per la successiva ricerca nel database REU (vedi il link sopra). E poi concentrazione, pazienza, determinazione (in una parola potrei dire passione) nel cercare di separare gli ID uno dall'altro e dal rumore. A proposito, esistono dei programmi software per facilitare questa parte del lavoro ma non li ho mai usati. Istintivamente non mi piacciono (lo trovo "sleale", come andare a caccia con un fucile di precisione) e poi non sono sicuro che in tutte le situazioni possano essere efficaci come la nostra cara vecchia mente. Proprio nelle difficoltà per me risiede la bellezza di questo particolare tipo di radioascolto, per il quale il periodo più favorevole - come se non bastasse - sono le lunghe notti invernali...
lunedì 4 agosto 2014
Il radioascolto come lo vedo io
Il radioascolto è uno dei miei passatempi. Il termine è abbastanza autoesplicativo e si riferisce in generale all'attività di ascolto delle trasmissioni radio, spesso provenienti da paesi esteri, talvolta da molto lontano. Gli obiettivi possono essere diversi, a seconda delle preferenze di chi pratica questo hobby, per certi aspetti singolare: l'arricchimento culturale (lingue straniere, visioni politicamente e/o culturalmente diverse dalla nostra, ecc.); la caccia alle stazioni difficili da ricevere (a volte indicata come DXing da DX che è l'abbreviazione telegrafica di distanza); la raccolta delle conferme di ascolto (in gergo cartoline QSL) che le stazioni inviano agli ascoltatori in risposta ai rapporti di ascolto; l'aspetto tecnico e tecnologico, che talvolta si accompagna all'auto-costruzione dei ricevitori radio, delle antenne; e così via.
Si può fare radioascolto praticamente su tutto lo spettro delle frequenze radio (ovviamente con apparecchi radio ed antenne adeguate per ciascuna banda) ed eventualmente prediligendo specifici tipi di trasmissioni radio: le normali trasmissioni di radiodiffusione (broadcast), i radio-amatori, le cosiddette stazioni utility ovvero dedicate all'espletamento di servizi (previsioni meteo, radionavigazione, ecc.).
Informazioni più estese e dettagliate sono largamente disponibili tramite numerosi siti web. Mi limito qui a segnalare come esempio i siti web di un paio di gruppi a cui sono iscritto (ma ne esistono sicuramente molti altri):
Associazione Italiana Radioascolto (AIR)
Medium Wave Circle
Dal mio punto di vista, il radioascolto è un passatempo talvolta affascinante laddove consente di venire in contatto con particolari tipi di trasmissioni che conservano un che di misterioso e rappresentano in qualche misura una sfida di pazienza e abilità. Nel tempo mi sono imbattuto in questo genere di segnali e talvolta posso dire di aver dato loro la caccia, cercando anche di costruirmi i mezzi (ricevitori ed antenne) per riceverli.
Nei prossimi post cercherò di parlare in modo un pochino più preciso di quelle mie (limitate) esperienze con la ricezione dei segnali delle number stations, delle stazioni VLF e degli NDB, la mia passione più recente.
Si può fare radioascolto praticamente su tutto lo spettro delle frequenze radio (ovviamente con apparecchi radio ed antenne adeguate per ciascuna banda) ed eventualmente prediligendo specifici tipi di trasmissioni radio: le normali trasmissioni di radiodiffusione (broadcast), i radio-amatori, le cosiddette stazioni utility ovvero dedicate all'espletamento di servizi (previsioni meteo, radionavigazione, ecc.).
Informazioni più estese e dettagliate sono largamente disponibili tramite numerosi siti web. Mi limito qui a segnalare come esempio i siti web di un paio di gruppi a cui sono iscritto (ma ne esistono sicuramente molti altri):
Associazione Italiana Radioascolto (AIR)
Medium Wave Circle
Dal mio punto di vista, il radioascolto è un passatempo talvolta affascinante laddove consente di venire in contatto con particolari tipi di trasmissioni che conservano un che di misterioso e rappresentano in qualche misura una sfida di pazienza e abilità. Nel tempo mi sono imbattuto in questo genere di segnali e talvolta posso dire di aver dato loro la caccia, cercando anche di costruirmi i mezzi (ricevitori ed antenne) per riceverli.
Nei prossimi post cercherò di parlare in modo un pochino più preciso di quelle mie (limitate) esperienze con la ricezione dei segnali delle number stations, delle stazioni VLF e degli NDB, la mia passione più recente.
sabato 2 agosto 2014
Jorge Luis Borges
L'opera di Jorge Luis Borges - uno dei maggiori scrittori del '900 - non ha certo bisogno della mia professione di fede per continuare ad essere amata ed apprezzata da schiere di lettori in tutto il mondo. Qui intendo parlare della mia personale predilezione per lo scrittore argentino sulla scia di quanto scritto nei miei post precedenti, riguardo al fascino di ciò che ci appare enigmatico ed inafferrabile. Di Borges amo la scrittura, cesellata con esattezza matematica (non nego che a molti potrà sembrare fredda e distante). Da parte mia, talvolta avrei voluto essere argentino, per poterne apprezzare ogni sfumatura. Dopo, mi affascina il suo gusto per il paradosso, la precisione metafisica delle descrizioni, l'estremismo logico, l'erudizione vastissima e multiforme. La circolarità del tempo, il caleidoscopio delle apparenti coincidenze, il labirinto ordinato, le infinite biforcazioni della storia. La prima opera di Borges che mi capitò di leggere - forse da liceale - fu la raccolta di racconti Finzioni. Vi propongo un brano tratto dal racconto La Biblioteca di Babele, nella traduzione di Franco Lucentini per Mondadori.
L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile. Venticinque vasti scaffali, in ragione di cinque per lato, coprono tutti i lati meno uno; la loro altezza, che è quella stessa di ciascun piano, non supera di molto quella d'una biblioteca normale. Il lato libero dà su un angusto corridoio che porta a un'altra galleria, identica alla prima e a tutte. A destra e a sinistra del corridoio vi sono due gabinetti minuscoli. Uno permette di dormire in piedi; l'altro di soddisfare le necessità fecali. Di qui passa la scala spirale, che s'inabissa e s'innalza nel remoto. Nel corridoio è uno specchio, che fedelmente duplica le apparenze. Gli uomini sogliono inferire da questo specchio che la Biblioteca non è infinita (se realmente fosse tale, perché questa duplicazione illusoria?) io preferisco sognare che queste superfici argentate figurino e promettano l'infinito... La luce procede da frutti sferici che hanno il nome di lampade. Ve ne sono due per esagono, su una traversa. La luce che emettono è insufficiente, incessante.
Come tutti gli uomini della Biblioteca, in gioventù io ho viaggiato; ho peregrinato in cerca di un libro, forse del catalogo dei cataloghi; ora che i miei occhi quasi non possono decifrare ciò che scrivo, mi preparo a morire a poche leghe dall'esagono in cui nacqui. Morto, non mancheranno mani pietose che mi gettino fuori della ringhiera; mia sepoltura sarà l'aria insondabile; il mio corpo affonderà lungamente e si corromperà e si dissolverà nel vento generato dalla caduta, che è infinta. Io affermo che la Biblioteca è interminabile. Gli idealisti argomentano che le sale esagonali sono una forma necessaria dello spazio assoluto o, per lo meno, della nostra intuizione dello spazio. Ragionano che è inconcepibile una sala triangolare o pentagonale. (I mistici pretendono di avere, nell'estasi, la rivelazione d’una camera circolare con un gran libro circolare dalla costola continua, che fa il giro completo delle pareti; ma la loro testimonianza è sospetta; le loro parole, oscure. Questo libro ciclico è Dio.) Mi basti, per ora, ripetere la sentenza classica: «La Biblioteca è una sfera il cui centro esatto è qualsiasi esagono, e la cui circonferenza è inaccessibile».
Il fascino degli enigmi
Qualcuno tra noi subisce (è il caso di dirlo) il fascino degli enigmi? Per me gli enigmi più affascinanti non sono quei problemi, per quanto ostici, che ammettono una sola soluzione e contengono in se stessi un unico percorso per trovarla. Sono attratto invece dagli enigmi che - anche una volta risolti - sussurrano altre domande, lasciano intuire interpretazioni diverse, insinuano il dubbio di aver solo sfiorato la verità, di essere passati davanti a un fondale di scena, senza afferrare ciò che ci attendeva dietro le quinte.
Forse un mattino andando in un'aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.
Poi come s'uno schermo, s'accamperanno di gitto
alberi case colli per l'inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n'andrò zitto
tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.
(Eugenio Montale, Forse un mattino andando, da Ossi di seppia, 1925)
Spatia devinco, disiuncta coniungo
Vinco le distanze, congiungo ciò che è separato. La mia traduzione dal latino non sarà perfetta, ma il senso di questo motto che campeggia nello stemma militare della Scuola delle Trasmissioni è chiaro. La radio unisce. La comunicazione unisce. Questo dovrebbe essere il principio guida per tutti coloro che operano nel campo delle comunicazioni ed anche per tutti quelli, come me, che si occupano di radio per divertimento e per passione.
(Immagine tratta da http://it.wikipedia.org/wiki/Scuola_delle_trasmissioni_e_informatica)
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