Scegli dove andare

mercoledì 20 agosto 2014

Beacon multimodo QRP in kit

Un altro kit dal rapporto sorprendentemente buono tra qualità e funzioni rispetto al prezzo. Si tratta del kit Ultimate2 (adesso sostituito dal più aggiornato Ultimate3) di Hans Summers G0UPL, su cui scrissi questo mio post qualche tempo fa per il blog AIR-Radiorama:

Hans Summer's Ultimate2 QRP beacon kit

Rispetto a quanto descritto nel post e nei relativi commenti, ho recentemente sostituito il modulo GPS con uno fornito dallo stesso Hans Summers, ed aggiornato il firmware del chip ATmega168 con la versione 2.07, che è l'ultima rilasciata per la versione Ultimate2 del kit.
Questa versione implementa un algoritmo cosiddetto Huff-Puff per la stabilizzazione della frequenza di trasmissione, anche quando la sorgente di timing (cioè il segnale 1PPS, one pulse per second, dal modulo GPS) non è perfettamente stabile.
Infine ho acquistato e montato il piccolo kit per costruire il filtro passa-basso per operare con l'Ultimate2 nella banda dei 20m (prima avevo solo il LPF per i 10m), contando con questo di poter effettuare test anche in inverno, con qualche vantaggio dal punto di vista della propagazione.

Per maggiori dettagli:
http://www.hanssummers.com/ultimate2
http://www.hanssummers.com/ultimategps
http://www.hanssummers.com/huffpuff
http://www.hanssummers.com/lpfkit.html



martedì 19 agosto 2014

Il kit analizzatore di antenna di VK5JST

Un ottimo alleato per ogni radioamatore, utile in molte occasioni sia nel suo impiego principale (per misure di impedenza in sistemi di antenna), sia ad esempio come generatore RF di piccola potenza nella gamma da circa 1.3 MHz a circa 31 MHz.
Qui sotto riporto il link al post che scrissi a suo tempo a proposito del kit analizzatore di antenna di VK5JST, per il blog AIR-Radiorama:

Kit analizzatore di antenna di VK5JST

Joseph Conrad e il mio rispetto per il latino

Chi abbia letto il titolo di questo post si chiederà cosa possa avere a che fare Joseph Conrad con il rispetto che provo per la lingua latina (rispetto solo istintivo, perchè la conosco appena) e per l'eredità - ormai da tempo sperperata - che ci fu lasciata da coloro che fecero risuonare le parole di quella lingua anche molto, molto lontano da Roma.
Il legame, invece, per me esiste e fu creato dalla lettura delle splendide prime pagine del celeberrimo racconto di Conrad noto come "Cuore di tenebra" da cui - come forse molti sanno - trasse ispirazione anche Francis Ford Coppola per il suo film "Apocalypse now".
Leggiamo insieme il bellissimo incipit, una descrizione magistrale degna di un pittore impressionista, tutta luce e macchie di colore:

"La Nellie ruotò sull'ancora senza far oscillare le vele, e restò immobile. La marea si era alzata, il vento era quasi caduto e, dovendo ridiscendere il fiume, non ci restava che ormeggiare aspettando il riflusso.
L'estuario del Tamigi si apriva davanti a noi, simile all'imbocco di un interminabile viale. Al largo, il cielo e il mare si univano confondendosi e, nello spazio luminoso, le vele color ruggine delle chiatte che risalivano il fiume lasciandosi trasportare dalla marea, sembravano ferme in rossi sciami di tela tesa tra il luccichio di aste verniciate".
[Joseph Conrad, Cuore di tenebra, traduzione di Luisa Saraval, Garzanti, 1990]

E adesso il brano che mi rimase nel cuore e che mi trasmise un grandissimo rispetto - che tuttora conservo - per l'opera dei nostri lontanissimi antenati, per il loro coraggio, per il senso della disciplina e per la lingua che con la sua solennità ed il rigore della sua grammatica in qualche modo racchiuse in sè tutto questo:

"Stavo pensando a quei tempi lontani, a quando i Romani vennero qui per laprima volta, millenovecento anni fa. L'altro ieri... È uscita la luce da questo fiume, da allora... I Cavalieri, dite? Già; ma è come una vampata che corre nella pianura, come un lampo fra le nuvole. Noi viviamo in quel guizzo, che possa durare finché questa vecchia terra continua a girare! Ma ieri, qui, c'erano le tenebre. Vi immaginate lo stato d'animo del capitano di una bella - com'è che si chiama? ah sì - trireme del Mediterraneo, che riceve bruscamente l'ordine di portarsi al nord, attraversare in gran fretta la terra dei Galli, prendere il comando di una di quelle imbarcazioni che i legionari - altra manica di uomini in gamba - costruivano a centinaia, in un mese o due, se si deve credere aquello che si legge. Immaginatevelo qui, in capo al mondo, un mare color del piombo, un cielo color del fumo, una nave non più rigida di una fisarmonica, a risalire questo fiume con delle provviste, degli ordini, o chissà cosa d'altro. Banchi di sabbia, paludi, foreste, selvaggi, ben poco da mangiare per un uomo civilizzato e da bere, solo l'acqua del Tamigi. Niente Falerno qui, niente scali a terra. Qua e là un campo militare sperduto nella landa selvaggia, come un ago in un pagliaio - il freddo, la nebbia, le tempeste, le malattie, l'esilio e la morte - la morte in agguato nell'aria, nell'acqua, nella boscaglia. Dovevano morire come mosche qui. Eppure lui se l'è cavata. E bene anche, indubbiamente, e senza neanche pensarci troppo, se non dopo, forse, per vantarsi di tutto quello che aveva dovuto sopportare. Sì, erano uomini quanto basta per poter guardare le tenebre in faccia."

Proprio come ci sentiamo noi oggi, non è così?



Una vecchia passione: i rebus

Vi ho già accennato alla mia inclinazione mentale per i piccoli enigmi e per ciò che in qualche modo appare sfuggente, multiforme, persino contraddittorio. I rebus, questo genere molto tradizionale di gioco enigmistico, in qualche modo a mio avviso riassumono queste caratteristiche - per quanto in una forma leggera, come si confa appunto ad un gioco. Tra tutti i giochi enigmistici, sono sempre quelli che vado a cercare per primi, negli inserti estivi dei quotidiani o nelle riviste.
Sarà per il latino del nome (ah, il latino con la sua solennità, una conoscenza che mi piacerebbe avere); ma più probabilmente ad attirarmi è l'apparente assurdità delle composizioni grafiche, degne del miglior dadaismo:

(immagine tratta da https://www.aenigmatica.it)

A proposito, la soluzione del rebus illustrato qui sopra è ... facile.



Succo di limone (senza zucchero)

E' la sensazione che mi viene in mente ascoltando questo famossissimo brano del mitico John Coltrane... Enjoy top level saxophone playing.


mercoledì 13 agosto 2014

Piccoli misteri radio: le numbers station

Le cosiddette onde corte (short waves ovvero SW) rappresentano.un oceano pressochè sterminato per lo SWL (short wave listener, ossia colui che pratica l'hobby del radioascolto in onde corte). Generalmente si fanno coincidere con quelle che l'ITU definisce come HF (high frequencies), comprese tra 3 MHz e 30 MHz). Come in un oceano, vi si incontrano punti di riferimento ben noti, terre dai confini ben delineati, come possono essere i numerosi servizi di utilità (ad esempio meteofax, servizi di ausilio alla navigazione aerea, ecc.) e le stazioni broadcasting internazionali. Talvolta però emergono qua e là isolotti meno conosciuti e - come in ogni libro di avventura che si rispetti - per qualche verso misteriosi.
Rientrano probabilmente in questa casistica le trasmissioni delle cosiddette stazioni numeriche meglio note tra gli addetti come numbers station.
Cosa sono le numbers station? Wikipedia fornisce una buona descrizione, con cenni storici e dettagli tecnici, da cui mi limito ad estrarre questa definizione: "Con il termine di numbers station o number station si intendono stazioni radio in onde corte di origine sconosciuta. Generalmente le trasmissioni contengono una voce che legge sequenze di numeri, parole o lettere [...]".
Si ritiene ed è generalmente accettato che le numbers station svolgano un ruolo di comunicazione cifrata per i servizi d'informazione o ambasciate dei diversi governi, laddove evidentemente il contenuto dei messaggi debba rimanere segreto per tutti tranne che per l'emittente ed il destinatario delle informazioni in essi contenute.
Ci si chiederà allora come mai venga utilizzata, per trasmettere tali messaggi, una tecnologia così semplice e tutto sommato vecchia, come le onde radio. E come mai non si faccia apparentemente nulla per evitare che le trasmissioni possano essere intercettate, tant'è che possono tranquillamente essere ricevute con una normalissima radio portatile ad onde corte che ciascuno di noi può avere in casa (sicuramente l'avranno avuta i nostri genitori o i nostri nonni). La mia risposta alla prima domanda è che le onde radio non richiedono complesse infrastrutture per poter essere utilizzate. E' questo il motivo per cui rimangono tutt'ora un mezzo trasmissivo di fondamentale importanza per le comunicazioni a medio raggio, nelle emergenze ed in tutte quelle situazioni - come ad esempio nelle emergenze - in cui la rapidità e semplicità dell'installazione è fondamentale. Per mettere in piedi una numbers station potrebbe bastare un ricetrasmettitore del costo di poche migliaia di euro, un'antenna dalle dimensioni tutto sommato contenute e poco altro materiale, il che permetterebbe ad una ipotetica stazione anche di cambiare frequentemente la sua posizione geografica. L'utilizzo delle onde corte poi, per le caratteristiche della loro propagazione a mezzo di riflessione ionosferica, consentono di raggiungere potenzialmente grandi distanze anche con l'impiego di potenze relativamente modeste.
In fondo è il paradosso di questa tecnologia ormai più che centenaria; quello di conservare, al tempo di Internet e delle comunicazioni digitali, una notevolissima importanza strategica (di cui riparleremo a proposito delle stazioni in VLF, Very Low Frequencies), oltre ad un innegabile fascino, con angoli che ancora oggi conservano un alone di mistero.
Per quanto riguarda la seconda domanda (come mai apparentemente le numbers station non si curano di poter essere intercettate) ha secondo me una risposta simile alla prima, nel senso che paradossalmente proprio la semplicità di una radiodiffusione circolare (cioè non verso una singola direzione preferenziale) rappresenta un primo ostacolo per chi volesse cercare di identificare la sorgente ed il destinatario delle trasmissioni.
Nondimeno negli anni si è venuto formando un vero e proprio club di appassionati, dediti alla ricerca, alla classificazione e - possibilmente - all'identificazione di queste particolari stazioni. Sono di conseguenza nati anche numerosi siti web che si occupano in modo sistematico ed approfondito delle numbers station e tra questi voglio qui segnalare il famoso sito Enigma2000 (credo che ogni riferimento alla celeberrima macchina ENIGMA dei tedeschi nella seconda guerra mondiale sia puramente volontario).
Chiudo con un esempio di come possa "apparire" all'orecchio la trasmissione di una tipica numbers station. Quella che potete ascoltare in questo audioclip è la stazione nota come S6, detta anche The Russian Man, ascoltata il 11 Aprile 2013 alle ore 00.41 sulla frequenza di 5918 kHz mediante una normalissima radio portatile Tecsun PL-600.



martedì 12 agosto 2014

Il mio primo ricevitore a reazione

Ebbene sì, a 54 anni sono tornato adolescente ed ho voluto cimentarmi di nuovo nella costruzione di un semplice ricevitore a reazione. Lo stimolo decisivo è venuto dalla lettura di un post in uno dei tanti forum dedicati alla radio ed all'autocostruzione delle radio, in particolare quelle - dall'alone inconfondibilmente vintage - basate sui tubi termoionici, in italiano comunemente noti come valvole, per chi parla inglese tubes.
Questo post descriveva un progetto di ricevitore a reazione, basato sul circuito oscillatore di Hartley, costruito attorno a un pentodo 6AK5 (alias EF95) alimentato con solo 50V di tensione anodica. Guarda caso nel cassetto dei componenti dimenticati occhieggiava proprio una valvola inglese Mullard CV4010, una versione della 6AK5 smontata da un apparato militare.
Da qui sono partito per approfondire per quanto possibile il progetto e di grandissimo aiuto in questo mi sono stati gli amici del gruppo regenrx su yahoo.com (al quale mi ero nel frattempo iscritto). Strada facendo lo schema elettrico si è arricchito di un amplificatore RF a larga banda di tipo grounded-grid (talvolta abbreviato come GG), ancora basato su una valvola 6AK5. Si tratta di un semplicissimo circuito amplificatore a guadagno unitario, il cui scopo principale è quello di agire come buffer (separatore) tra l'antenna e lo stadio rivelatore Hartley. Questo fa sì che le caratteristiche dell'antenna, i suoi movimenti rispetto a terra o a masse metalliche (si pensi a un lungo filo esposto all'azione del vento), ecc. non abbiano influenza (o molto ridotta) sullo stadio rivelatore.
Per lo stadio amplificatore audio (AF ovvero audio frequency) ho optato per una soluzione economica riusando un doppio triodo 12AU7 (alias ECC82) che già avevo. Ovviamente una 12AU7 alimentata con 50V di tensione anodica non può rappresentare un'alternativa ad un pentodo come una EL84 o simile. La potenza audio che si riesce a estrarre è però sufficiente per un buon livello sonoro in una normale cuffia a bassa impedenza. Inoltre è sempre possibile collegare l'uscita audio ad un piccolo amplificatore esterno, ad esempio del tipo comunemente utilizzato per amplificare l'uscita audio di un PC.
Quindi, con un primo schema elettrico in mano (e tanti importanti consigli per la disposizione dei componenti, i cablaggi, gli accorgimenti meccanici ed elettrici) mi sono invischiato nel montaggio. Non si pensi che la costruzione di un semplice apparato a valvole sia più semplice che la costruzione di un equivalente apparato a transistor! Al contrario: a parte il lavoraccio meccanico per forare con un minimo di precisione il telaio in alluminio (comprato già piegato) e per montare i componenti ingombranti (come bobine e condensatori variabili) e gli ancoraggi per resistenze e condensatori; a parte questo, il fatto che i componenti siano tutto sommato voluminosi non aiuta proprio per niente. In breve tempo, la parte nascosta sotto il telaio si riempie di fili e di connessioni, specialmente intorno agli zoccoli delle valvole, e presto risulta difficile fare modifiche o aggiungere qualcosa senza bruciare con la punta del saldatore la guaina di qualche filo (oppure la pelle di qualche dito).
Le foto di questo breve video che ho pubblicato su Youtube descrivono le varie fasi della costruzione, dall'inizio fino (quasi) alla fine:
My first regen receiver - Photo album

Una volta ultimata la costruzione, ho cominciato a fare qualche test. Inutile dire che all'inizio non ne voleva sapere di funzionare ed è qui che il mitico gruppo regenrx mi è venuto di nuovo in aiuto. Prova dopo prova, modifica dopo modifica, qualcosa ha cominciato a funzionare e ad oggi i risultati ottenuti sono quelli documentati in questi due video:
Testing my first regen receiver - 1 of 2
Testing my first regen receiver - 2 of 2

Lo schema elettrico invece ad oggi è questo, come si vede è molto semplice e di facile lettura:



La copertura in frequenza è compresa tra circa 1300 kHz e circa 3700 kHz. In pratica la parte alta delle MW e le onde medio-corte. Alle nostre latitudini, l'inverno dovrebbe essere la stagione migliore per la ricezione a queste frequenze.
Naturalmente il lavoro non è ancora terminato. Sono in cantiere ancora alcune piccole modifiche (che non mancherò di documentare, in caso avessero esito positivo), poi la costruzione di un pannello frontale per schermare condensatori variabili e bobina e la costruzione di un piccolo alimentatore ad hoc per il ricevitore, in grado di fornire sia la tensione per i filamenti delle valvole che quella anodica.
Con l'arrivo dell'inverno, poi, conto di rendermi conto meglio delle prestazioni della radio. Ne parleremo ancora. Grazie per l'attenzione.

Google+